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Visualizza Versione Completa : Breve storia di Apple



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11-10-2004, 04:12 PM
Gennaio 2004: a San Francisco, durante il MacWorld Expo, la manifestazione che si tiene ogni anno per presentare le novità della produzione Apple, viene riproposto, per la prima volta da allora, lo storico video, che dopo la sua prima messa in onda era stato ritirato dalla circolazione. Una scelta per celebrare degnamente il ventennale della nascita di Macintosh. Questa volta però, al posto della sagoma di un computer, a fare la sua comparsa sullo schermo è un iPod, il lettore mp3 della Apple che ha ormai saldamente conquistato la stragrande maggioranza del mercato. Segno dei tempi.
Il settore della musica digitale è infatti ormai divenuto quello di maggiore interesse per l'azienda di Cupertino che con il suo iPod è riuscita ad accaparrarsi il 31% del mercato dei lettori mp3 e che registra un altro enorme successo con iTunes Music Store, il sito da cui è possibile fare il download a pagamento, e quindi legale, di migliaia di canzoni, che ha raggiunto l'invidiabile cifra di 30 milioni di brani scaricati.
Ciò non significa che Apple abbia abbandonato al suo concorrente - l'acerrimo nemico Bill Gates - il mercato dei computer, come dimostra il recente rilascio del G5 (il più veloce personal computer al mondo), né che il fascino del Macintosh sia andato diminuendo nel corso degli anni, anzi. I suoi utenti si sono col tempo trasformati in veri e propri adepti che guardano con un certo disdegno la massa di profani che utilizzano i PC col sistema operativo Windows (per convincere i quali, però, sono nati specifici manuali - come Da Windows a Macintosh con un clic - che elencano le buone ragioni per passare dall'altra parte della barricata e che si propongono come strumento di supporto per il grande salto, il cosiddetto "switch") e si sono organizzati in comunità, sia reali sia virtuali, molto coese e molto animate, in cui continuano a dichiarare il loro amore eterno per la mela mordicchiata, senza per questo rinunciare a prese di posizione critiche di fronte a scelte discutibili del management Apple. Sintomatico di questo atteggiamento è il bel libro di Scott Kelby, "Macintosh… la nuda verità" (disponibile al momento solo nella versione in lingua originale), in cui l'autore, direttore di una nota rivista di computer grafica, spiega con stile diretto e ironico cosa voglia dire appartenere alla grande famiglia Macintosh: tutta la frustrazione di sentirsi clienti di serie B, spesso maltrattati e scarsamente considerati dai produttori di hardware e di software che rivolgono le loro attenzioni ai molto più numerosi utenti PC, ma anche tutto l'orgoglio di chi è consapevole di far parte di un'élite che condivide molto più di una semplice macchina, uno stile di vita, una scelta di principio, un modo di essere.
Ecco perché Steve Jobs, il mitico co-fondatore di Apple, può ancora dirsi felice per come vanno le cose, tanto da poter sarcasticamente dichiarare, come è avvenuto di recente durante il suo keynote al MacWorld 2004: "Una delle cose migliori che può ancora succederci è che Microsoft ci copi ancora".


Ed è proprio Steve Jobs la figura carismatica a cui è indissolubilmente legato il marchio Apple: fu lui a dare origine alla società, fu lui a lanciare il primo Macintosh in quel lontano 1984 e fu sempre lui a risollevare le sorti dell'azienda dopo ben undici anni di esilio. Un interessantissimo libro, I su e giù di Steve Jobs - scritto dal giornalista americano Alan Deutschman, esperto di nuove tecnologie e collaboratore di prestigiose riviste come Wired, GQ, Vanity Fair e Fortune - ne descrive nei dettagli la complessa personalità e la movimentata carriera. Il racconto parte dagli esordi negli anni Settanta, quando Jobs e l'amico Steve Wozniak si introducono nell'universo dell'underground digitale americano e si dilettano nel costruire e nel vendere agli studenti dei college le "Blue Box" (dispositivi in grado di sfruttare alcune caratteristiche del sistema telefonico americano per fare chiamate gratuite, inventati dal celebre John Capitan Crunch Draper, così chiamato per aver scoperto che i fischietti dati in omaggio dalle scatole di cereali Capitan Crunch riproducevano casualmente il tono con la frequenza necessaria per ingannare le centrali telefoniche USA e comunicare senza addebiti). Dal phone freaking (nome con cui si designa l'attività di hacking sulla rete telefonica) i due Steve, grazie anche alle conoscenze tecniche apprese in quel mondo, decidono di dedicarsi ai computer: aprono la propria base operativa nel garage di Jobs e realizzano, nel 1976, il personal computer Apple I. È il momento della svolta. L'anno seguente appare il prototipo di Apple II. In un continuo crescendo di popolarità e di entusiasmo si arriva così al già citato gennaio 1984: con Macintosh il mondo scopre il primo modello di computer con interfaccia utente grafica; chi si trova davanti allo schermo non interagisce più solo attraverso le usuali righe di comando testuali (come ancora avviene a quel tempo per gli IBM compatibili funzionanti col sistema operativo Ms-Dos), ma si serve di un mouse per spostarsi sullo schermo e trova un desktop organizzato in icone e finestre che facilitano l'utilizzo della macchina. È un successo travolgente, ma l'idillio dura solo un anno: nel 1985 Bill Gates mette in commercio la prima versione di Windows, in grado di funzionare con i computer che utilizzano il sistema Ms-Dos, e la Intel il processore 80386, destinato a diventare il cuore di quelle macchine. Nell'autunno dello stesso anno Jobs esce da Apple e fonda la NeXt, una compagnia che si ripromette di lanciare sul mercato un nuovo computer ulteriormente rivoluzionario. Dopo un primo entusiasmo la NeXt non raccoglie però i successi sperati e Jobs decide di cambiare ancora e fonda la Pixar, società specializzata in animazione 3D per il cinema che, dopo anni difficili, diviene la sua salvezza grazie all'accordo con Disney e al successo di Toy Story. È il 1996 quando Jobs rientra in Apple (che contestualmente acquista la NeXt) e inizia da consulente la sua seconda scalata alla società che termina con la nomina a CEO (amministratore delegato) dell'azienda. Il resto è storia recente: il lancio di iMac, il modello che sfrutta alcuni principi pensati da Jobs per NeXt (in pratica un adattamento al Macintosh del sistema operativo NeXtStep) e che risolleva le sorti dell'azienda di Cupertino.



Ancor più recente il successo del sistema operativo Mac OS che segna una (ennesima) rivoluzione con la sua versione X (dieci) che fa registrare l'apertura al mondo Unix (e quindi all'universo dell'open source e del free sharing): a ottobre del 2003 è stata rilasciata l'ultima versione, la 10.3, Mac Os X Panther, che dimostra ulteriori passi avanti sia dal punto di vista della sicurezza sia dal punto di vista della compatibilità con gli applicativi Microsoft.


Insomma, nonostante il ventesimo compleanno c'è poco spazio per la nostalgia in casa Apple e si guarda anzi decisamente al futuro. Il 2004 sarà sì un anno di celebrazioni, ma sarà anche, e soprattutto, un anno ricco di novità sia sul lato consumer - con la nuova versione della suite di applicazioni iLife - sia su quello professionale, con una nuova generazione di server. E con il lancio di un nuovo strabiliante modello di iPod: l'iPod mini.

pepperaudino
11-24-2004, 10:43 AM
:D mitico :D

Kratork
11-25-2004, 01:09 AM
complimenti per la firma, è poco ingombrante :lol: :lol: :lol:
Chi è????

La storia di Apple si può riassumere così...
Apple funziona, microzozz no, ma vende lo stesso... 8)

pepperaudino
11-25-2004, 12:58 PM
complimenti per la firma, è poco ingombrante :lol: :lol: :lol:
Chi è????

La storia di Apple si può riassumere così...
Apple funziona, microzozz no, ma vende lo stesso... 8)



"una"...ma tanto ormai oliver l'ha tolta :-( comunque hai ragione......è proprio così ke funziona....microzz vende lo stesso